AVANGUARDIA MUSICALE DAL 1984
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Mantra Spettrale
di
Andrea [BurdeN] Benedetti
recensione tratta da www.musicboom.it
Prima di iniziare a parlare di questo debutto discografico credo sia meglio fare un pò di chiarezza partendo dalle origini. Forse pochi conoscono gli Ain Soph, tutto ciò non è dovuto a motivi qualitativi, ma quanto al fatto che gli Ain Soph sono sempre stati una band di nicchia, in tutte le loro fasi artistiche, dalle origini esoteriche/industriali, nella svolta cantautoriale di Aurora sino a giungere ad Oktober, bellissimo affresco sonoro fatto di elegante progressive rock venato di hard rock dalla forte matrice "settantiana", molto Black Sabbath per certi versi. Vi starete chiedendo allora cosa centra Spectre con tutto ciò? Centra, e pure parecchio, visto che si tratta del progetto solista del cantante degli Ain Soph, Spectre appunto.
Questo bellissimo debutto discografico sarebbe dovuto essere il nuovo disco degli Ain Soph, almeno in parte, ma la cosa bella è che da Oktober nulla sembra essere stato conservato, quindi l'influenza artistica è stata inglobata in una nuova evoluzione stilistica, stavolta spostata di molto in territori acustici/elettronici. Le bellissime House Of The King e l'opener Mantra Voluntatis, breve e dal sapore arcano la prima, evocativa e suggestiva la seconda sono un buon assaggio di cosa Spectre ha riservato per questo disco.
Quello che più coinvolge di questo album è l'eterogeneità di fondo, si passa con estrema disinvoltura da strutture cantautoriali a tappetti di raffinata elettronica, minimale e fredda, ma non per questo meno carica di emozioni e maturità, mi sto riferendo ad esempio a canzoni molto eleganti e intelligenti come Melody, E Ad Uno Ad Uno e Maine Ehe (Reprise), bellissima nelle sue atmosfere sospese ed eteree, con quella chitarra classica che fa da accompagnamento, trascinando tutto con un'apparente ed innocua calma, calma che viene resa ancor più controversa da quella sensibile voce femminile, che inizialmente può sembrare stonata con quel tedesco spigoloso ma che invece trova proprio nel contrasto fra musica e parole l'equilibrio perfetto.
Si ha con lo scorrere degli ascolti quasi l'impressione che questo Lp funga da summa riassuntiva di tutte le esperienze musicali vissute precedentemente come Ain Soph, in alcuni frangenti sembra tornare indietro di decenni, l'incedere noisy di Apocalypse non può non rimandare agli eroici primi anni 80, periodo di folle sperimentazione e di lucido cinismo compositivo.
Questo è il tipico disco che assume la forma del viaggio, in cui ogni tappa rappresenta una nuova forma d'espressione, un album estremamente vario che sicuramente farà storcere il naso a qualcuno, ma è una cosa inevitabile, è sempre stato nella natura di questo artista non essere conforme alle regole prestabilite, soprattutto in campo strettamente musicale.
Non è facile dare una definizione a questo primo capitolo discografico, non c'è un indizio particolare di coesione, si può parlare di frammenti, di spunti, ma nel complesso credo che il termine migliore sia Originalità e Personalità, acquisite con l'esperienza e la passione.
Questo Mantra Voluntatis è uno specchio sonoro in cui si riflettono suggestioni rock, esperienze acustiche, sperimentazioni elettroniche, ma soprattutto qualità e concretezza, è un album che sfugge al clamore del rumore mediatico, e si adagia dove meno te l'aspetti, con tutta la sua, devastante, semplicità. Notturno, intimo, malinconico, vitale.

POST CONTEMPORARY CORPORATION
"Gerarchia Ordine Disciplina"
(Musica di un Certo Livello/Misty Circles/Old Europa Cafe)
2006
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Un brindisi futurista per i postcontemporanei
di Dana Lloyd Thomas
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Una ventata di aria… freska. Vincere il passato per trovare il futuro: perdere il superfluo per guadagnare l’essenza. In un momento di passatismo sfrenato, è d’obbligo parlare di futurismo. Non osiamo pensare che cosa avrebbe detto Marinetti del passatismo imperante oggi, nella cultura e nella politica che parla alla testa dell’uomo dell’Ottocento, alla pancia dell’uomo di sempre e, sporadicamente, anche a quelle signore del Prode Cavaliere che disdegnano di farsi eleggere in Parlamento perché troppo intente ad accudire il marito e i figli trentenni che fanno la spola tra Malindi e Porto Cervo.
Siete tutti avvertiti: comprare il cd Gerarchia Ordine Disciplina della Post Contemporary Corporation (http://pccorp.altervista.org), con allegato libretto di aforismi graffianti, non è una opzione ma è un obbligo. Prezzo in sesterzi su richiesta. Non si tratta di una mera rievocazione del futurismo, ma piuttosto di una reinvenzione di quella esplosione di creatività esplosa ben cento anni fa; ancora oggi, sono molti gli aspetti di quel vasto movimento che turbano il sonno dei benpensanti: l’incontro uomo-arte-tecnologia, il richiamo marinettiano allo svaticanamento, la scomposizione della sintassi, il ribellismo tradizionalista.
I fondatori della Pcc sono l’ex leader e chitarrista dei Disciplinatha Dario Parigini (attore in diversi film di Pupi Avati); l’autore delle partiture elettroniche Luca Oleastri, pittore elettronico, grafico e webmaster della Pcc. In quanto all’istrionico frontman e incendiatore di folle Valerio Zekkini (che i lettori di Area conoscono come valido collaboratore di queste pagine) ci dicono che aborre qualsiasi genere di curriculum vitae “in quanto agisce sugli stati molteplici dell’essere e opera una sistematica alterazione dell’identità, propria e altrui, sprezzante di ogni condizionamento sociale, nonché di ogni pantofolistico razionalismo, è dotato di un’innata attitudine antiumana, in quanto impegnato in una spietata guerra contro se stesso”. Non a caso, il domicilio di Valerio non è un indirizzo qualsiasi: si trova “in un altrove sacrale, in regioni dello spirito segrete ai più, con l’obiettivo di trasf ormarsi in una pura entità astratta” (un po’ come tutti noi, insomma). Senza dimenticare, poi, la collaborazione di Giulio Sangirardi, Roberto Passuti, curatore della bottega musicale di Giovanni Lindo Ferretti.
Si tratta di un gruppo musicale composto da individui dai percorsi diversificati, intenti a fondare un nuovo genere, la “letteratura da ballo”. Infatti, chi ha detto che i testi dance debbano per forza esprimere un vuoto imbecille per diventare, insieme con il resto del mondo, “dominio di una plebe bavosa e flatulente”?
Tra suavi suoni techno sentiamo le parole del proclama futurista. E in seguito, quelle dell’elogio alla senilità (“col mio magnifico berretto di pelle di pitone/ restio a qualsiasi trattativa/ traboccante di fierezza”); poi Onnagata, Profilo impassibile e altri pezzi ancora.
Veniamo agli aforismi, quella nobile arte coltivata dal grande Nietzsche, ma purtroppo senza il necessario filo di ironia latina. Vediamone qualcuno insieme con i versi liberi:
“All’abitudine i post-contemporanei contrappongono la liturgia”
“La nostra missione: sostituire l’Italia del piagnisteo con l’Italia del militarismo e il culto della puissance”
“Pronto e vorace.
…E’ di nuovo pronto…
pronto a cavalcare sulle praterie d’asfalto
con impaziente, incontenibile
bramosia vorace”
“Insonnia.
Cara,
fammi una sega
che non riesco a dormire”
“I post contemporanei, propulsori di vita dinamica e agonistica, deridono e sbeffeggiano i bevitori professionali di aperitivi dei bar del centro”
“Più passa il tempo, più l’antifascismo diventa un’ossessione morbosa, come l’omofobia”
“Vivir con miedo es vivir a miedas (vivere con paura è come vivere a metà)”
In che cosa crede Zekkini? Non è facile rispondere a questa domanda, ma vorrei citare una tra le tante affermazioni: “Fede assoluta nell’individualismo cosmico e nello sciamanesimo eurasiatico, che presto grazie a me risorgerà!”.
Tra l’essenziale e l’iperbole, qualcosa resiste e si insinua in chi ascolta e in chi legge. Mentre il primo futurismo si ispirava ad aeroplani e automobili, simboli della nuova mobilità dell’uomo, liberato dal millenario vincolo al cavallo e alle proprie gambe, Zekkini evoca ottimisticamente l’intelligenza artificiale. Anche se nel mondo, il più delle volte, scarseggia quella ordinaria. Ma in ogni caso, brindiamo al giorno in cui dalla società politicante si possa passare, se non proprio alla politeia, quanto meno ad una forma di “politika” per contrastare i passatisti del consumismo-comunismo (con o senza il “kappa”).
Recensione tratta dalla webzine www.rockshock.it
Gerarchia Ordine Disciplina è il debutto di un collettivo decisamente fuori dagli schemi e allergico alle classificazioni di comodo
Post Contemporary Corporation
Gerarchia Ordine Disciplina
(Cd, Musica di un Certo Livello/Misty Circles/Old Europa Cafè, 2006)
electropop, industrial
7,5/10
Se siete di animo troppo delicato, sensibile e abituati alla vacuità ipocrita dell’80% della produzione italiana (tra cui includo anche parte del mercato indipendente) questo disco potrebbe essere uno strale destinato a spezzarsi contro la muraglia dei vostri pregiudizi o, in caso contrario, ad abbatterla aprendo nuovi orizzonti.
I PCC non conoscono mezzi termini e, che piacciano o no, sono un gruppo che si fa notare senza troppi complimenti.
A partire dall’artwork interno raffigurante un tenero geko di gomma atto a mordicchiare un membro maschile in erezione, per continuare coi titoli dei loro testi - tra cui risalta il prolisso Finitemi con un proiettile di platino (oppure con una supposta al cianuro) - la strategia di impatto adottata dal combo bolognese è quella della provocazione senza se e senza ma, modalità di azione prediletta, come saprete, dalle avanguardie storiche.
Il Cd si apre non a caso nel segno del Manifesto di fondazione del futurismo, Bibbia ispiratrice di Valerio Zekkini, mente ideologica e voce declamatoria del collettivo.
Il registro ironico, tronfio e a tratti lievemente disperato del vate a volte sfiora (volutamente) il parossismo e il grottesco più indicibile, rischiando di dividere la folla e provocando reazioni diametralmente opposte.
Se da una parte riconosciamo con gioia il coraggio e l’originalità di liriche assolutamente sprezzanti l’ovvietà e dal sapore forte (quasi indigesto in certi casi) – “Toccami che sono malato, così ti infetto […] e non sentirai più questo desiderio impellente di farti la blefaroplastica” (da Apri la porticina e lasciami passare); “ci tocca di vedere uomini comuni che non vedono l’ora di vendere le loro anime ricolme de mierda a untuosi predicatori televisivi”(Mondo fluttuante) – dall’altra le orazioni di Zekkini potrebbero essere percepite talmente insopportabili da istigare ad un uso violento e improprio dell’oggetto Cd.
In ogni caso, i PCC un ascolto lo meritano eccome.
Perché non parlano d’amore, non parlano di politica e non parlano di problemi esistenzial-social-giovanili. Piuttosto guardano in modo molto personale al declino dell’occidente, alla sua caduta verso la miseria morale più atroce, caduta di cui Zekkini è il cantore assoluto, in una pantomima tragicomica celebrata al ritmo delle pulsazioni electro/industrial imbastite da Luca Oleastri e dal prode Roberto Passuti, delle chitarre psycho-dark gestite dall’ex Disciplinatha Dario Parisini e da Giulio Sangirardi, già nei Votiva Lux.
Un debutto che cade come un fulmine a ciel sereno e che potrebbe provocare parecchi incendi. Da non sottovalutare.
( Stefania Buonaguidi)
POST CONTEMPORARY CORPORATION
"Gerarchia Ordine Disciplina"
(Musica di un Certo Livello/Misty Circles/Old Europa Cafe)
2006
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SPECTRE - LIVE AT 'OMAGGIO AL PIGNETO' - 07-5-2006
Domenica 7 maggio, Marcello Fraioli in arte Spectre, torna - dopo la
presentazione ufficiale di alcuni
mesi fa della sua più recente fatica musicale, "Mantra Voluntatis" -
a proporre la particolarissima video-
performance che gli appassionati del suo rock psichedelico (e quanto
mai elettronico) ben ricorderanno.
Si tratterà in quest'occasione di un semplice estratto del live-act
multimediale che ben testimonia il
background art-rock di Spectre, già noto come vocalist e chitarrista
della cult-band Ain Soph.
L'esibizione - la cui durata sarà di circa 20 minuti - si terrà,
attorno alle 22, all'Isola Pedonale del Pigneto,
nei pressi della Piazza Centrale del quartiere. 'Spectre Live al
Pigneto' è presentata dal Sol.Co.
(consorzio di cooperative sociali), nell'ambito di una tre giorni di
eventi in omaggio al quartiere,
organizzata dalle associazioni culturali locali con il sostegno del
Comune di Roma.

POST CONTEMPORARY CORPORATION
"Gerarchia Ordine Disciplina"
MCL / Misty Circles / Old Europa Cafe
Blow Up N°96 - Maggio 2006 - Cd - 11tr - 60:24 - Pag.82 - Voto 7
++++++++++++++++++++
Il perentorio titolo " Gerarchia Ordine Disciplina " sigla il debutto di post Contemporary Corporation, fondati dal decalamante Valerio Zekkini, l'ex Disciplinatha Dario Parisini e Luca Oleastri. La partenza con il " Manifesto di fondazione del Futurismo" di Marinetti riletto con frenesia Ministry svela immediatamente la principale dote del disco, un'atipicità vitalistica e pontificante, aggressivamente elitaria e talvolta sprezzante così come volontariamente autoindulgente, con prevalente impronta elettronica - esemplare la grezza techno di "Madre de Dios", al grido in spagnolo, di " abbasso l'intelligenza, viva la morte " - ma anche con evidenti sconfinamenti psichedelici ( apri la porticina e lasciami passare ), nel teatro dell'assurdo in Profilo impassibile, nell'esoterico nella chiosa Corporate America, Wake Up and Dance!, con un filo di tristezza che traspare nella straniante Streetwise che si abbandona a genuino pathos, e di delirio nella sussurata Tra 40 anni (elogio della senilità)
( Paolo Bertoni )

POST CONTEMPORARY CORPORATION
"Gerarchia Ordine Disciplina"
MCL / Misty Circles / Old Europa Cafe - 2006
CD
RUMORE N°172 Maggio 2006 - pag.85 - Voto RRRR
++++++++++++++++++++++++++++++++++
Nascono come manifestazione sonora dei Post Contemporanei, collettivo figlio dell'impeto
dada-attivista promulgato dai futuristi e intenzionato a provocare estetiche multi disciplinari, sperimentazione sinergica tra letteratura-suono-danza, in toni atipici e dissacranti. E' l'ironia la chiave interpretativa di Gerarchia Ordine Disciplina, opera sostenuta a livello produttivo da una triade capitale per l'avanguardia italica, ma attenzione...quella sardonica e consapevole dei drammi sociali, politici, economici, del mondo post contemporaneo industriale. Elettronica, spunti wave, rock psichedelico, post rock-punk, minimalismo cabarettista surreale, trame neo jazz etniche. Protagonisti: Parisini dei Disciplinatha, il Maudit Zekkini, Sangirardi dei Votiva Lux, Alessio B. Passuti (già con Ferretti).
(Stefano Morelli)

SPECTRE
"Mantra Voluntatis"
Hau Ruck! SPQR - 2006
CD - 1000 copies
Spectre is the codename of Macello Fraioli, known to the most as Ain Soph's guitar player and singer. "Mantra Voluntatis" is not exactly his first solo work, as Marcello released the bizarre "Cocktail Frizzante Multigusto" under his real name back in 2001, as well as other electronic releases disguised as Sex Voto and two cassettes with the moniker Spectra Electric back in the 80s', before he actually joined Ain Soph. Being still unknown whether our favourite seminal Roman esotherists will be ever back to the recording studio, here we have the possibility to enjoy new material from one of their main musical minds.
The whole CD is permeated by the idea of mantra, as most of these compositions posses a strong hypnotical and solemn feeling, like they were vortically revolving around the listener, drowning him/her into their powerful notes. A wide variety of styles and solutions is effectively mirrored by the topics the author deals with, as well by two cover versions that pay tribute to some of his inspirators. Andy Warhol seems to be the main source of inspiration behind "Mantra Voluntatis", and we find his words both on the innersleeve as well as recited in Italian and German in the neofolkish ballad "Maine Ehe (Reprise)" and in the final ghost track. "E Ad Uno Ad Uno...", on the contrary, utilizes a text by Edgard Allan Poe. The work is further enriched by the participation of ClauDEDI, Domenico Vitucci (aka Tecnociccio), Albin Julius and other friends and guests.
The opening title-track is a proud folk-rock ritual, where an ancient Latin formula is repeated over inviting melodies of acoustic guitars, "House Of The King", originally by 1970s' Dutch prog band Focus, is a wonderful and dreamy instrumental with the taste of a medieval saga, while Serge Gainsbourg's "Melody" is translated into Italian and turns into a noisy metropolitan ballad, not too distant from certain Sonic Youth's tracks. Acoustic and electric guitars, bells and the familiar keyboards dominate the solemn scene of "Signore Non Son Degno", "E Ad Uno Ad Uno..." and "La Lunga Via", evoking Ain Soph's sound in their latest efforts. "La Lunga Via", in particular, would have fit perfectly on "Aurora". The most experimental side of Spectre's music gives life to the dancy "Next Time", with special assistance by Albin Julius, and the gloomy and disturbing "Apocalypse", a swamp of bells, backward sounds, noises and laughing demonic voices provided by ClauDEDI and Domenico Vitucci. Final "Amanti Tristi" is an instrumental reprise of the classic Ain Soph tune, and probably the best version by far, with that sweet taste of Morriconian melancholy.
"Mantra Voluntatis" unveils Marcello's multi-faced musical talent, revealing refined tastes and skills. It's not Ain Soph's new full-length, although a few tracks (in particular the title-track, "Signore Non Son Degno" e "La Lunga Via") would have fit so wonderfully on it, that maybe they were initially thought for that purpose. Spectre's personality, anyway, stands on its own, with its devotion to the noisy epos of The Velvet Underground and Sonic Youth, unknown 1970s' underground gems, and metropolitan poetry. This rich menu won't fail to entertain you for quite a long time with its variety of colours and shadows.
- Simon V.
Contact: info@hauruckspqr.com
Website: http://www.hauruckspqr.com

KANNONAU
"Kannonau"
Misty Circles - 2006
miniCD - 100 copies
Misty Circles returns with the debut release by a new band, that goes under the name Kannonau. This self-titled miniCD is limited to 100 copies and contains five tracks of epic nature, equally exploring neofolk, martial and neoclassical territories. Lyrics are sung both in Italian and English.
Opening "Respice Finem" is a good and quite classical folk-noir ballad, whose reference seems to be the German school of early Foresti and Orplid, more than Death In June or the defunct World Serpent rooster. "Third Level" is slower and more atmospheric, with the use of keyboards that add a melancholic and desolate feeling to the song. Things change interestingly from third track: "Tragedia D'Amore E Di Morte" utilizes a text from Gabriele D'Annunzio's "Contemplazione Della Morte", declaimed over a marching and menacing orchestral theme for strings and military percussions.
The neoclassical element dominates the two closing songs, turning the previous epic war atmospheres into solemn and dramatic pictures. "La Fine Dell'Uomo", probably the best out of the five, mixes an all-consuming deep opera chant with drums and moving keyboards, while "L'Eterna Donna" sounds like a death procession, with gloomy keyboard tunes, a hypnotizing, monotonous beat and the distant, echoed singing voice. The closest reference could be seen in the Kirlian Camera of "Schmerz".
Kannonau were wise to try and experiment different directions, not focusing too much on any in particular. This way, they avoided to sound like another neofolk clone, and, on the contrary, give the idea of a promising young band with quite varied interests and possible newsworthy developments. Eagerly waiting for their further statements.
Simon V.
Contact: info@kannonau.com
Website: http://www.kannonau.com