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di Lux
Non solo neo folk
La nuova creatura di Diego Banchero, talentuoso bassista e compositore de Il Segno Del Comando, Malombra e Zess, andandosi ad affacciare su scenari neofolk prende le distanze (senza però rinunciarvi del tutto) da quel sound capace di attribuirgli nel corso degli anni una discreta celebrità in ambito dark, prog e doom.
Recondita Stirpe, frutto della collaborazione con Christoff (voce), Mirko (chitarra) e Carolina Cecchinato (voce femminile) ci presenta un MCD di cinque brani prodotto dalla Misty Circles in edizione limitata nel suo consueto formato 7’’.
La band genovese dimostra sin dalle prime note di questo omonimo EP una lampante chiarezza di intenti. I pezzi sono accomunati da una visione malinconica e atmosfere retrò che sfruttano un approccio acustico raffinato e vigoroso in grado di mettere in evidenza una buona tecnica ed un songwriting veramente ispirato.
Ciò che mi ha maggiormente sorpreso è il fatto che le melodie di ‘Recondita Stirpe’ lasciano un retrogusto amaro come se la band vivesse il presentimento che la “battaglia” intrapresa per riportare in auge una musica colta fosse persa in partenza, sconfitta dall’impari armamentario del music business.
Difficilmente brani come ‘Devotion’, la marziale ‘Recondita Stirpe’ o la drammatica ‘Raskolnikov’ riusciranno ad uscire al di fuori dei consueti territori underground, ma sarebbe un errore non supportare chi sin dalla prima uscita discografica evidenzia un ottimo potenziale bellico. Se amate le ritmiche marziali, il suono della tromba e una drammaticità latente figlia di una interpretazione vocale darkeggiante avvicinatevi a questo nuovo interessante progetto di dark neo folk senza troppe remore.
ROMA 30 SETTEMBRE CONCERTO DI DBPIT + CIRCUS JOY

MALATO in concerto MANICOMIO Santa Maria della Pietà MonteMario
Roma 15 luglio 2006
Se gli altri sono GRANDI in GIAPPONE noi andiamo forte in LITUANUA.
ecco la scaletta che una radio ha dedicato alla MISTY CIRCLES RECORDS.
Grazie a tutti voi.
http://www.semema-industrial.net/audiogramma/11_09_06_-_nr_086_(theme_-_misty_circles
11. 09. 06. - nr. 086 (theme: Misty Circles)
playlist:
01. LYKE WAKE
album: v.a. - de arte moriendi - bardo thodol
track: the long last dream
02. GERSTEIN
album: phlegmaticus
track: phlegmaticus 2
03. GERSTEIN
album: sucker
track: sucker
04. AIN SOPH - SIGULLUM'S
album: simulacra
track: SIGILLUM'S - sea ov dreams
05. SHINING VIRL
album: v.a. - audacia imperat
track: the conquest (of the wyrm)
06. CLAUDEDI
album: v.a. - la mort heureuse
track: i feel love (donna summer)
07. AIN SOPH
album: v.a. - la mort heureuse
track: the flesh is willing (marc almond)
08. CIRCUS JOY
album: improvvisa azione paganini
track: avrai tuoi occhi
09. ARGINE
album: roma
track: miraggio
10. DER FEUERKREINER
album: der feuerkreiner
track: die weste
11. RECONDITA STIRPE
album: recondita stirpe
track: devotion

Recensione tratta dalla Web-Zine www.musicboom.it
Viva La Muerte!
di
Andrea [Burden] Benedetti
01. Manifesto Di Fondazione Del Futurismo (1999 Remix)
02. Mondo Fluttuante
03. Streetwise (Angelo's Catholic Rap In Ancient Bologna)
04. Tumulto Finanziario
05. Apri La Porta E Lasciami Passare
06. Madre Del Dios (Martinete)
07. Onnagata
08. Tra 40 Anni (Elogio Della Senilità)
09. Finitemi Con Un Proiettile Di Platino (Oppure Con Una Sopposta Al Cianuro)
10. Profilo Impassibile
11. Corporate America, Wake Up And Dance!
Post Contemporary Corporation è un'esperienza molto particolare, un delirio di cinica analisi della società, una provocazione continua verso quella classe media borghese fatta di ipocrisia e plastica, di sacchi per l'immondizia, per non parlare del contenuto di questi sacchi, materiale di rifiuto organico allo stato puro.
E come introduzione mi sembra buona, perfettamente allineata a quello che si prova ascoltando questo nuovo Gerarchia Ordine Disciplina, un album che nel nome mantiene una via provocatoria, qualcuno avrà già storto il naso, giustamente, o forse no? La verità è sempre nel mezzo, ma stavolta non bisogna farsi prendere da facili isterismi di matrice ideologica, Zekkini non è nè di destra nè di sinistra, almeno artisticamente parlando, è un insulto a tutto e tutti allo stato puro.
Il progetto si estende su coordinate prettamente electro, ma con varianti sul tema. Tanto per iniziare bellissimo il sax su Profilo Impassibile, che fa il paio con atmosfere synth pop sospese e raffinate, borghesi oserei dire, ma quello che veramente in questo disco fa la differenza e prende il sopravvento è esclusivamente l'apparato lirico/contettuale. Un minestrone di delirio post-futurista, un autolesionismo letterario che passa anche attraverso il morboso accento romagnolo di Zekkini. E qui non posso non chiamare in causa il brano d'apertura, Manifesto Di Fondazione Del Futurismo (1999 Remix), una rivisitazione del testo originario di Marinetti, filtrato attraverso visioni Industrial, neanche poi tanto lontano da certi territori EBM da dancefloor. Le sensazioni che si provano sono molte, durante lo scorrere e l'ascolto dei testi mi è successo spesso di pensare "questo pazzo qui sta dicendo proprio quello che anche io penso", non con le stesse parole ovvio, ma il significato è quello, è proprio quello. Si torna alla realtà, quella brutta e grigia, dove non ci sono regole e non c'è Ordine Gerarchia Disciplina, e lo si fa tramite insulti quali Mondo Fluttuante e Tumulto Finanziario.
La prima formata da una base electro, colonna portante di un delirio d'accusa contro l'uomo comune, denunciato dalla voce di Zekkini che non canta, declama, una voce che si trasforma in rivolta popolare tramite la sua forte inflessione dialettale, perchè "chi muore di fame non può tollerare le signore che si fanno liposuzioni a tutto andare, per poi conservare imperterrite interni coscia a buccia d'arancia, c'è troppa luce in questo mondo!". Parole sante.
Tumulto Finanziario non è da meno, un capolavoro di calcoli da ragioneria assuefatti da una matura ed intelligente cornice elettronica che piange e soffre, fra ritmiche nervose e fratturate, e da una chitarra liquida e psichedelica. Focalizzandosi anche sull'aspetto musicale della faccenda, un fattore che a mio modesto parere sa il fatto suo, l'elettronica di questo album è l'elemento base ma sfrutta le doti intellettive dei suoi compositori, non è mai piatta e lineare. Se l'aspetto lirico è una presa in giro, una denuncia o una provocazione continua la musica no, è sperimentale come su Corporate America, Wake Up And Dance!, un tappeto di buia e abrasiva ambient, per poi passare attraverso espressioni sonore più robuste e d'attacco, l'industrial quadrato e potente di Madre Del Dios è da manuale, forse non così innovativa nella ricerca melodica, ma devastante nel suo essere volutamente tamarra, soprattutto con quel testo in spagnolo che sa tanto di gioventù prepotente, abbasso l'inteligencia, viva la muerte!
La traccia dal carattere più riassuntivo è forse Finitemi Con Un Proiettile Di Platino (Oppure Con Una Supposta Al Cianuro), canzone dove si incontrano e scontrano chitarre deliranti dal sapore alternative rock con meccaniche scorie elettroniche. Se vi piace la provocazione letteraria, quella che possiede una logica che si scaglia contro una determinata categoria di malessere sociale allora avete trovato quello che fa per voi, se poi amate anche l'elettronica sperimentale e d'autore allora siete fottuti, non c'è luce! Solo una valanga di sperma d'androide.
(voto: 4/5)
Difficile da decifrare, da razionalizzare, solo un sincero delirio.
recensione tratta da : http://www.mescalina.it
http://www.mescalina.it/musica/recensioni/recensioni-musica.php?id=1628
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POST CONTEMPORARY CORPORATION
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| Articolo di: Andrea Salvi <andreasalvi@mescalina.it> |
Ho riscritto cinque volte questa recensione. Dopo averla riletta l’ho cancellata ogni volta, irritato, come un rituale masochista. Non sono d’accordo con le mie opinioni, e il cd riparte dall’inizio.
Questo disco è un capolavoro, indispensabile per capire noi stessi. Questo disco è la cosa più inutile e fastidiosa che abbia mai ascoltato.
Questo disco è brutto. Amo questo disco.
Ma cosa sta accadendo alle nostre menti? Ai nostri gusti? Ci sono momenti nei quali può sorprenderci ancora il trovarci a riflettere su domande come queste.
“Gerarchia ordine disciplina” ci interroga ponendoci di fronte al fatto compiuto: il mondo post-contemporaneo si nutre di un nichilismo più forte di qualsiasi fede religiosa o laica che sia. Scegliere di partecipare a quel banchetto cieco che è la vita è già accettare che il valore di ogni nostro gesto sia inferiore o uguale a zero.
Valerio Zekkini, artista incredibile di cui tutto si può pensare tranne che sia privo di coraggio, trasfigura in immagini la disperata corsa all’inutilità del nostro viaggio terreno “nel tempo del buio pneumatico”.
I Post Contemporary Corporation, sua creatura, sono un collettivo che si muove nell’ombra di parole pesanti ma oramai consuete, per dare forma a cornici sonore fedeli a certe visioni electro-industriali di fine anni ’90 tra cui spicca la ritrovata chitarra (sempre sia benedetta) del disciplinatho Dario Parisini.
Per chi ancora non avesse chiaro il contesto ci troviamo dalle parti del più selvaggio situazionismo bolognese, con tutti i pregi ed i limiti del caso. Coraggio e fastidio rimangono due parole chiave per comprendere questo progetto. Piacere e rigetto, in un meccanismo continuo di attrazione e repulsione che fonda le sue radici nel fascino per l’orrido, tema che lo stesso Zekkini dimostra di conoscere alla perfezione, nonostante in più frangenti il gioco cede ed il tutto appare in una chiave ironica.
L’inizio è fulminante: il marinettiano “Manifesto di fondazione del futurismo” declamato con baldanza su una base technopunk promette molto. Anche se questa versione da sola vale il prezzo del cd, e se pur qualcuno non consiglierà di spingersi oltre di esso, in realtà la sua funzione è quella di introdurre l’ascoltatore in un contesto ben preciso, facendogli varcare le porte di un mondo rifondato dalle sue stesse macerie (o rifiuti). Post-contemporaneo appunto.
Il giorno in cui nacque il punk forse nessuno se ne accorse.
Il giorno in cui è uscito questo disco è già stato dimenticato.
Basti ciò per pensare alla nascita se non di una rivoluzione, almeno di un nuovo punto di vista.
È forse meglio cancellare anche questa.