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domenica, 24 febbraio 2008





Recensione tratta da Ascension Magazine N°17 (inverno 2007/08)

AIN SOPH
"KSHATRIYA"
CD - HR!SPQR

"KSHATRIYA", un disco originariamente pubblicato su vinile nell'ormai lontano 1988, rappresenta il canto del cigno del periodo ritualistico ed esoterico di uno dei progetti sonori più anticonvenzionali a cui abbia mai dato i natali la nostra italietta oscura; gli Ain Soph!
Confezionato in un elegantissima confezione digipack dove prevalgono tinte come il bianco e il nero, impreziosito dall'aggiunta di una nuova intro composta appositamente per questa ristampa, "KSHATRIYA" rivive oggi la sua seconda giovinezza.
"KSHATRIYA" è una delle pagine più misteriose ed importanti della storia dell'underground sonico italiano.
Un lavoro dove oscuri mantra sonori si intersecano con attimi di nervoso rumorismo episodi di immensa sacralità e cori sepolcrali, in cui si giunge ad un grado di comunicavità che affascina per il suo carattere subliminale.
"KSHATRIYA" è per certi aspetti la fascinazione di quel connubio tra musica ed esoterismo, strada tentata da molti, ma che pochi sono riusciti a percorrere.
Una parata di suoni scarni e minimali che, considerando anche i suoi 20 anni di vita , rimane un punto saldo nell'evoluzione della cultura post-industriale italiana.
Questo è il testamento della prima fase Ain Soph, quella più sinistra e squisitamente dark ma non per questo meno interessante della successiva evoluzione cantautorale abbracciata dal combo romano, capace di reggere ancora il confronto con il tempo e di splendere della luce di ombre inquietanti.

(Alex Danieli)

Postato da: atrofact a 11:10 | link | commenti |

domenica, 17 febbraio 2008

Recensione tratta da http://www.vampiri.net/

Recondita stirpe

di Gabrielle de Lioncourt


Per inviare nuovo materiale da pubblicare, clikkare qui


Non sono una "critica musicale" e neppure capisco molto di musica, come dico spesso vado a "pelle" quello che mi colpisce di questo CD � la voce calda sensuale e malinconica su una musica dura, marziale che "stona" con essa. Proprio questo stridente contrasto, accompagnato dalla tromba che ricorda i vecchi film di Sergio Leone sono gli ingredienti che mi hanno fatto apprezzare queste canzoni.
Ma non c'è tensione in questo suono, semmai rassegnazione e tormento.
Nella main song, Devotion, non siamo all'inizio di un duello con le pistole sotto il sole cocente, ma ci troviamo con la mente di fronte alla conta dei cadaveri, all'immagine di un forte Alamo distrutto, ascoltando il lamento dei moribondi, passeggiando accanto ad essi respirando l'odore del sangue.
I Recondita Stirpe riescono in questa opera "evocativa" in cui si sente fortemente la mano ispiratrice del "maestro" Ennio Morricone.
Ai più può sembrare una scelta "strana", non propriamente "dark", ma chi scrive vuole enfatizzare le immagini evocate dai brani di questo combo genovese che si affaccia sulla scena musicale dopo significative e importanti esperienze dei suoi componenti.
Inoltre è da apprezzare la componente strumentistica, numerosa e variegata che non toglie nulla al senso di oppressione, tutt'altro, lo valorizza in qualcosa di, se non proprio nuovo, quantomeno originale nel rapimento dell'ascoltatore in questa passeggiata marziale e cadenzata.
Un pezzo come questo sicuramente fa pensare alla maggior parte degli ascoltatori che di "gothic" ne esiste più di un tipo.
Eppure, resta l'unico termine per classificare un tipo di atmosfera semplice, ma carica di sensazioni e malinconia che pochi pezzi riescono ad esprimere.
Il lavoro dei Recondita Stirpe è sicuramente per intenditori, per chi sa apprezzare la ricerca di atmosfere e il tocco quasi "popolare" che questi musicisti hanno voluto dare alle loro creazioni.
La ricerca dell'assonanza delle due voci con una musica resa volutamente ripetitiva che tende a trasportare l'ascoltatore, lascia trasparire uno studio alla base del folk-goth della band genovese, studio che si radica nelle usanze e nelle sonorità dei popoli europei, non disdegnando una composizione che evoca immagini, aspetto tipico di molte colonne sonore.

Postato da: atrofact a 17:42 | link | commenti |

giovedì, 07 febbraio 2008

Recensione tratta da www.kronic.it
Ain Soph - Kshatriya

Ain Soph

Kshatriya



di Federico Tozzi

Il ritorno dell`inno alla casta guerriera
Certe volte risulta difficile confrontarsi con dei lavori che vanno al di là della mera apparenza. Confrontarsi con gli Ain Soph è già di per se difficile, perché quello che dicono e fanno non è "facile", ma porsi di fronte a "Kshatriya" a vent`anni dalla sua uscita è ancora un gesto impervio. Provare a parlare, perché a giudicarlo ci ha pensato il tempo, di un album che dopo tutto questo tempo possiede ancora intatta la sua forza primigenia fa pensare prima di tutto a quale sia davvero il valore di questo lavoro.
Torniamo indietro negli anni. Ripartiamo dal momento più alto dell`analisi esoterica e filosofica degli Ain Soph. Siamo scivolati indietro fino al 1988, momento in cui per l`appunto, esce questo vinile in cui la ricerca degli Ain Soph approda alla casta guerriera degli Kshatriya. Questa casta è la massima evoluzione dell`uomo, è l`uomo che si fa Dio, l`uomo-Dio che ha percorso per intero svariati millenni di cultura e di storia. Ain Soph ne auspica la venuta, perché è necessaria l`elevazione dello spirito umano a un livello superiore a quello contemporaneo. Così non sarà. Leggendo il libretto allegato al cd, si ha l`occasione di volgersi indietro dal presente verso il passato e capire: l`uomo si è fatto schiavo e non Dio, l`uomo si è assoggettato ai suoi istinti bestiali e ha lasciato morire il mondo da cui poteva, doveva, nutrirsi. Non c`è più bisogno degli Kshatriya, adesso una forma utopistica, ma di eremiti che mantengano accesa la fiamma. La conseguenza per gli Ain Soph è stato un cambiamento di direzione, musicale e teorico, cambiamento da cui sono uscite le storie dell`uomo che diventa schiavo e di album come "Aurora" e "Oktober".
Si è passati dal momento della luce, "Kshatriya", a quelli del buio.

La stessa struttura musicale ne ha risentito: da una parte la ritualità, i richiami liturgici e il cantato che si fa coro latino, dall`altra la canzone da taverna, la rabbia e la condanna. Dopo "Kshatriya" tutto cambia.
Questa considerazione non fa che aumentarne il valore, l`importanza di una musica che ascoltata vent`anni dopo ne risulta intatta come se fosse stata sempre fuori dal tempo. Il ritualismo esoterico degli Ain Soph, la loro chiave di ricerca non sono stati scalfiti, brani come "Montasalvat" sono ancora superiori alla moltitudine di concorrenti che si susseguono senza riuscire a illuminare.
C`è un`altra cosa che mi fa pensare: "Kshatriya" non è solo un album attuale ma è un lavoro che probabilmente non ha ancora raggiunto il suo apice di comprensione. La riscoperta/comprensione di "Aurora" ha richiesto molti anni, siamo sicuri che quella di "Kshatriya" si davvero iniziata?
Scontato suggerirne il recupero.

Postato da: atrofact a 07:41 | link | commenti |