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giovedì, 07 febbraio 2008

Recensione tratta da www.kronic.it
Ain Soph - Kshatriya

Ain Soph

Kshatriya



di Federico Tozzi

Il ritorno dell`inno alla casta guerriera
Certe volte risulta difficile confrontarsi con dei lavori che vanno al di là della mera apparenza. Confrontarsi con gli Ain Soph è già di per se difficile, perché quello che dicono e fanno non è "facile", ma porsi di fronte a "Kshatriya" a vent`anni dalla sua uscita è ancora un gesto impervio. Provare a parlare, perché a giudicarlo ci ha pensato il tempo, di un album che dopo tutto questo tempo possiede ancora intatta la sua forza primigenia fa pensare prima di tutto a quale sia davvero il valore di questo lavoro.
Torniamo indietro negli anni. Ripartiamo dal momento più alto dell`analisi esoterica e filosofica degli Ain Soph. Siamo scivolati indietro fino al 1988, momento in cui per l`appunto, esce questo vinile in cui la ricerca degli Ain Soph approda alla casta guerriera degli Kshatriya. Questa casta è la massima evoluzione dell`uomo, è l`uomo che si fa Dio, l`uomo-Dio che ha percorso per intero svariati millenni di cultura e di storia. Ain Soph ne auspica la venuta, perché è necessaria l`elevazione dello spirito umano a un livello superiore a quello contemporaneo. Così non sarà. Leggendo il libretto allegato al cd, si ha l`occasione di volgersi indietro dal presente verso il passato e capire: l`uomo si è fatto schiavo e non Dio, l`uomo si è assoggettato ai suoi istinti bestiali e ha lasciato morire il mondo da cui poteva, doveva, nutrirsi. Non c`è più bisogno degli Kshatriya, adesso una forma utopistica, ma di eremiti che mantengano accesa la fiamma. La conseguenza per gli Ain Soph è stato un cambiamento di direzione, musicale e teorico, cambiamento da cui sono uscite le storie dell`uomo che diventa schiavo e di album come "Aurora" e "Oktober".
Si è passati dal momento della luce, "Kshatriya", a quelli del buio.

La stessa struttura musicale ne ha risentito: da una parte la ritualità, i richiami liturgici e il cantato che si fa coro latino, dall`altra la canzone da taverna, la rabbia e la condanna. Dopo "Kshatriya" tutto cambia.
Questa considerazione non fa che aumentarne il valore, l`importanza di una musica che ascoltata vent`anni dopo ne risulta intatta come se fosse stata sempre fuori dal tempo. Il ritualismo esoterico degli Ain Soph, la loro chiave di ricerca non sono stati scalfiti, brani come "Montasalvat" sono ancora superiori alla moltitudine di concorrenti che si susseguono senza riuscire a illuminare.
C`è un`altra cosa che mi fa pensare: "Kshatriya" non è solo un album attuale ma è un lavoro che probabilmente non ha ancora raggiunto il suo apice di comprensione. La riscoperta/comprensione di "Aurora" ha richiesto molti anni, siamo sicuri che quella di "Kshatriya" si davvero iniziata?
Scontato suggerirne il recupero.

Postato da: atrofact a 07:41 | link | commenti |


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